
Ecommerce Italia: Classifica Costi Prodotti 2025
Aprire un negozio online in Italia è più accessibile di quanto pensi, ma le insidie fiscali e i costi di avvio possono cogliere di sorpresa anche l’imprenditore più preparato. Nel 2025 la classifica di Casaleggio Associati ha censito oltre 12.000 aziende attive nella vendita online, con Amazon saldamente in testa e newcomer come Temu che scalano rapidamente le posizioni. Questa guida mette insieme tutto quello che devi sapere per partire con i numeri giusti.
Principali siti eCommerce: Top 100 classifica · Costo sito eCommerce: Variabile per Roma 2025 · Prodotti più venduti: Dati Istat · Tasse eCommerce: Partita IVA obbligatoria · Community professionali: Ecommerce Italia
Panoramica rapida
- Amazon è primo nella classifica e-commerce Italia (Casaleggio Associati, Arena Digitale)
- La Partita IVA costa zero all’Agenzia delle Entrate (Consol SRL)
- Le farmacie online italiane rappresentano il 99% del settore (Arena Digitale)
- I guadagni esatti variano fortemente per settore e modello di business
- Gli stipendi eCommerce manager dipendono da dimensione aziendale e regione
- A ottobre 2025 Temu ha raggiunto il 2° posto nella classifica nazionale (Ecommerce Italia)
- Lo sconto del 50% sui contributi INPS per start-up è valido per 36 mesi nel 2025 (Consol SRL)
- I nuovi codici ATECO 2025 rendono obbligatoria una classificazione specifica per prodotto
- Per vendere in UE serve la posizione OSS o Partita IVA estera
La tabella seguente raccoglie i principali riferimenti e costi certificati da fonti italiane verificate nel 2025.
| Dato | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Community principale | Ecommerceitalia.info | Ecommerce Italia |
| Report mercato | Casaleggio Associati | Casaleggio Associati |
| Dati ufficiali | Istat prodotti venduti | Istat |
| Servizi creazione | Italiaonline.it | Italiaonline |
| Diritti camerali CCIAA | 50 € – 150 € /anno | Consol SRL |
| Costi notarili SRL | 500 € – 2.500 € | Consol SRL |
| Contributi INPS fissi | 4.500 € /anno | Consol SRL |
| IRES SRL | 24% | Consol SRL |
Qual è il sito eCommerce più utilizzato in Italia?
La classifica mensile di Casaleggio Associati, pubblicata anche su Ecommerceitalia.info, restituisce un quadro abbastanza stabile: Amazon domina indisturbato la vetta, tallonato da Temu che nell’ultimo anno ha accelerato in modo spettacolare. A dicembre 2025 la top 5 nazionale era formata da Amazon, Temu, eBay, Subito e Booking.com, secondo i dati raccolti da MediaKey.
Classifica Top 100 eCommerce Italia
Lo studio Casaleggio traccia l’evoluzione del mercato da anni. Nel 2025 il numero di aziende attive monitorate ha superato le 12.000 unità, rispetto alle 10.459 di aprile, segno di un settore ancora in espansione. L’E-commerce Ranking Classifica i 100 siti più popolari in Italia, basata su stime di dati reperibili in Rete, e rappresenta il riferimento principale per operatori e analisti. Per chi vuole approfondire il tessuto imprenditoriale italiano, la classifica delle imprese italiane per fatturato e settori offre un contesto complementare.
L’Istituto Tedesco ITQF ha affiancato a questa classifica una selezione qualitativa: i “900 Migliori E-commerce d’Italia 2025/26”, giunta alla settima edizione e realizzata in collaborazione con La Repubblica Affari & Finanza. La metodologia ha analizzato oltre 9.000 negozi online sulla base di 15 criteri tra cui usabilità, servizio clienti, sicurezza, spedizione e presentazione dei prodotti, suddividendo le eccellenze in 11 macrocategorie e 63 settori merceologici.
La differenza tra ranking di popolarità e ranking di qualità è sostanziale: i primi posizionano marketplace globali, i secondi premiano spesso piccoli negozi italiani con servizio eccellente.
Siti affidabili e popolari
Guardando la penetrazione di aziende italiane nei vari settori, emergono numeri significativi: le farmacie online italiane rappresentano il 99% del settore, l’Alimentare il 95% e l’Editoria il 92%. Questi dati, diffusi da Arena Digitale, indicano che l’e-commerce italiano non è solo dominato da giganti stranieri, ma ha nicchie in cui i negozi italiani mantengono una presenza quasi esclusiva.
Gli Ecommerce Italia Awards 2025 hanno ulteriormente certificato questo scenario, analizzando oltre 14.000 imprese che vendono online in 17 settori merceologici differenti. Il risultato: molti premiati sono realtà medio-piccole che hanno costruito reputation solida grazie a un servizio curato nei dettagli.
Quanto costa fare un sito eCommerce in Italia?
I costi di apertura di un e-commerce in Italia nel 2025 dipendono fortemente dalla forma giuridica scelta e dal livello di complessità del progetto. Non esiste un prezzo universale, ma è possibile delineare alcune fasce di riferimento.
Prezzi medi 2025 a Roma e in Italia
La Partita IVA è gratuita presso l’Agenzia delle Entrate, come confermato da Consol SRL. Questo è un punto di partenza importante: aprire la partita IVA non ha costi diretti. Tuttavia, l’iscrizione al Registro Imprese della CCIAA comporta diritti camerali annui che oscillano tra 50 € e 150 € circa, in base alla natura giuridica dell’impresa.
I costi notarili rappresentano invece una voce significativa per chi sceglie la forma SRL o SRL semplificata: si parte da 500 € fino a 2.500 € in funzione della complessità dell’atto costitutivo. Per una ditta individuale il notaio non è necessario. Chi preferisce partire da zero con una ditta individuale e vuole inquadrare il contesto macroeconomico può consultare i dati aggiornati su PIL, debito e prospettive dell’economia italiana.
Se opti per una SRL, metti in preventivo almeno 2.500-3.000 € solo per costi di avvio burocratico, prima ancora di pensare al sito web.
Fattori che influenzano i costi
I contributi fissi INPS per i titolari di partita IVA nel 2025 ammontano a circa 4.500 € annui, da versare anche in caso di fatturato molto basso o nullo. Per chi apre per la prima volta un’attività in forma di ditta individuale o SRL, è disponibile uno sconto del 50% sui contributi per i primi 36 mesi. Per i contribuenti in regime forfettario lo sconto sale al 35%.
A questi costi si aggiungono le spese per lo sviluppo del sito: un e-commerce basic su piattaforme come Shopify o WooCommerce può partire da poche centinaia di euro l’anno (abbonamento + template), mentre un sito custom con sviluppo dedicato può superare facilmente i 5.000-10.000 € di investimento iniziale.
Cosa si vende di più online in Italia?
I dati Istat sulle vendite online in Italia fotografano un mercato maturo in alcune categorie e ancora in crescita in altre. Fashion, elettronica e food rappresentano storicamente i pilastri del commercio elettronico italiano.
Prodotti top secondo Istat
Secondo le rilevazioni Istat, i prodotti più venduti online in Italia comprendono abbigliamento e accessori fashion, elettronica di consumo (smartphone, laptop, accessori), prodotti per la casa e arredo, integratori alimentari e cosmetici. Il settore food ha registrato una crescita particolarmente sostenuta negli ultimi anni, anche grazie a piattaforme specializzate e servizi di consegna rapida.
L’elevata percentuale di aziende italiane nel settore Alimentare (95%) conferma che il food e-commerce è un ambito dove i produttori e commercianti locali riescono a competere efficacemente con i marketplace internazionali.
Il 99% di aziende italiane nelle farmacie online e il 95% nell’alimentare indicano che dove la logistica è complessa o la fiducia del consumatore è cruciale, i merchant italiani hanno un vantaggio competitivo strutturale.
Tendenze fashion e food
Nel fashion e-commerce, i brand italiani affrontano la concorrenza di Temu e Shein puntando su qualità dei materiali, spedizioni rapide e politiche di reso trasparenti. Il segment Cosmetici online rappresenta un’area in forte espansione, con consumatori che cercano prodotti specifici e recensioni dettagliate prima dell’acquisto.
Il trend nel food e-commerce si muove verso la specializzazione: nicchie come vino, prodotti biologici, specialty coffee e prodotti regionali tipici stanno trovando spazio grazie a piattaforme che curano l’esperienza d’acquisto e la storytelling del prodotto.
Qual è il guadagno medio di un eCommerce?
Rispondere a questa domanda con precisione è difficile perché i margini dipendono da molteplici fattori: settore merceologico, volume di vendite, regime fiscale, investimento in marketing e costo del cliente acquisito.
Stipendio eCommerce manager
Chi lavora come dipendente in un e-commerce, ad esempio come eCommerce manager, in Italia mediamente guadagna tra i 35.000 € e i 55.000 € lordi annui, con variazioni significative in base alla regione e alla dimensione dell’azienda. Le figure junior partono spesso da 28.000-32.000 €, mentre i senior in aziende strutturate possono superare i 60.000 €.
Le responsabilità di un eCommerce manager includono gestione delle conversioni, analisi dei dati di traffico, coordinamento con fornitori e logistica, pianificazione delle campagne marketing e ottimizzazione dell’esperienza utente.
I margini netti per un e-commerce italiano dipendono dal settore: nel fashion possono attestarsi tra il 10% e il 25%, nell’elettronica scendono spesso sotto il 5% a causa della forte concorrenza sui prezzi.
Margini medi negozi online
I negozi online con regime forfettario possono beneficiare di un’imposta sostitutiva particolarmente vantaggiosa: il 5% per le start-up (primi 5 anni) o il 15% in regime ordinario forfettario, applicata fino a 85.000 € di ricavi. Per chi opera con SRL in regime ordinario, si applica l’IRES al 24% sul reddito imponibile.
Il regime fiscale scelto incide pesantemente sulla redditività netta: un forfettario con ricavi di 60.000 € e costi di 30.000 € paga circa 4.500 € di imposte, mentre una SRL con lo stesso margine operativo ne paga circa 7.200 €.
Quanto paga di tasse un e-commerce?
La fiscalità dell’e-commerce in Italia nel 2025 è diventata più articolata rispetto al passato. I nuovi codici ATECO 2025 hanno introdotto classificazioni specifiche per tipologia di prodotto, abbandonando i codici generici per “vendita online”.
Tasse con Partita IVA
Chi apre un e-commerce come ditta individuale o SRL deve obbligatoriamente aprire una posizione IVA con codice ATECO 2025 specifico per i prodotti venduti. Questo cambiamento ha reso la fiscalità più trasparente ma anche più complessa per chi tratta più categorie merceologiche.
Nel regime forfettario (fino a 85.000 € di ricavi) si applica l’imposta sostitutiva al 5% per le nuove attività, che sale al 15% dopo i primi anni. Nel regime ordinario, le ditte individuali pagano IRPEF progressiva dal 23% al 43%, mentre le SRL sono soggette a IRES al 24%.
I contributi INPS fissi di 4.500 € annui si pagano indipendentemente dal fatturato: un negozio che fattura 10.000 € l’anno deve comunque versarli, incidendo pesantemente sulla marginalità.
Regime fiscale specifico
Per le vendite a privati in altri Paesi dell’Unione Europea è necessario aprire una posizione OSS o una Partita IVA estera, con costi e adempimenti aggiuntivi. Nei marketplace come Amazon, eBay ed Etsy alcune regole IVA vengono gestite direttamente dalla piattaforma tramite il regime OSS, ma l’esercente deve comunque riconciliare i flussi nella propria contabilità.
La consulenza di un commercialista esperto in e-commerce è raccomandata già dall’avvio dell’attività, per evitare errori che potrebbero risultare costosi in fase di verifica fiscale.
Vantaggi
- Partita IVA gratuita all’Agenzia delle Entrate
- Regime forfettario al 5% per start-up (primi 5 anni)
- Sconto 50% contributi INPS per 36 mesi per nuove attività
- Molti settori (farmacie, alimentare, editoria) a forte presenza italiana
- Ecommerceitalia.info offre community e risorse gratuite
Svantaggi
- Contributi INPS fissi di 4.500 € annui anche senza fatturato
- Costi notarili SRL da 500 € a 2.500 €
- Codici ATECO 2025 obbligatori per ogni categoria prodotto
- Per vendite UE serve posizione OSS o Partita IVA estera
- Margini bassi in settori competitivi (elettronica)
Come creare un sito eCommerce: i passaggi
Avviare un e-commerce in Italia richiede alcuni passaggi amministrativi e tecnici. Ecco la sequenza consigliata.
- Registra la Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, scegliendo il codice ATECO 2025 corrispondente alla tua attività.
- Iscriviti al Registro Imprese della CCIAA competente, versando i diritti camerali annui.
- Scegli la forma giuridica: ditta individuale (semplice ma con responsabilità illimitata) o SRL (costi più alti ma responsabilità limitata).
- Seleziona la piattaforma: WooCommerce (WordPress), Shopify, PrestaShop o sviluppo custom in base a budget e competenze.
- Apri un conto business presso una banca o PSP (Payment Service Provider) per gestire incassi online.
- Configura la privacy policy e i cookie banner in conformità con il GDPR.
- Attiva la gestione IVA sulla piattaforma, impostando le aliquote corrette per i diversi mercati.
- Prepara la logistica: gestione magazzino, imballaggi, etichettatura e accordi con corrieri.
L’impatto di questi passaggi varia sensibilmente in base alla forma giuridica: chi sceglie la SRL deve preventivare costi notarili e contributivi nettamente superiori rispetto alla ditta individuale.
Lo studio ITQF ha analizzato migliaia di siti sulla base di 15 criteri tra cui usabilità, servizio clienti, sicurezza, spedizione e presentazione dei prodotti.
— Istituto Tedesco ITQF, Settima edizione ranking qualità e-commerce Italia
Con l’introduzione dei nuovi codici ATECO 2025, la fiscalità dell’e-commerce è diventata più specifica: non esistono più codici generici per ‘vendita online’, ma classificazioni per tipologia di prodotto.
— Consol SRL, Guida costi e fiscalità e-commerce 2025
Il report Casaleggio Associati sulla classifica 2025 top siti traccia un quadro dettagliato della crescita ecommerce in Italia, inclusi costi per prodotti venduti.
Domande frequenti
Si può fare un sito eCommerce da soli?
Sì, con piattaforme come Shopify, WooCommerce o PrestaShop è possibile creare un negozio online senza competenze di programmazione. I costi partono da circa 20-50 € al mese per abbonamenti base. Tuttavia, per un progetto serio è consigliabile affidarsi a professionisti per la configurazione iniziale e l’ottimizzazione SEO.
Quali sono i trend news eCommerce Italia?
Nel 2025 i principali trend includono la crescita di Temu nel ranking italiano, l’espansione del food e-commerce con consegna rapida, l’adozione crescente dell’AI per raccomandazioni personalizzate, e il focus sulla sostenibilità negli imballaggi e nella logica di spedizione.
Cosa fa un eCommerce advisor?
Un eCommerce advisor è un consulente che supporta le aziende nella strategia digitale: analisi del mercato, ottimizzazione del conversion rate, scelta della piattaforma, strategia marketing e pianificazione della crescita. Il suo ruolo è affiancare l’imprenditore nelle decisioni chiave senza gestire operativamente il negozio.
Quali sono i siti e-commerce affidabili in Italia?
I più affidabili sono quelli presenti nella classifica ITQF dei 900 Migliori E-commerce d’Italia, selezionati sulla base di 15 criteri oggettivi. Nella top 100 di Casaleggio Associati trovi invece i più popolari: Amazon, Temu, eBay, Subito, Booking.com. Per i settori specializzati, verifica sempre recensioni indipendenti e condizioni di reso.
Come vendere cosmetici online in Italia?
Per vendere cosmetici online serve una Partita IVA con codice ATECO specifico, rispetto delle norme europee CPSR (Cosmetic Product Safety Report) e notificazione al portale CPNP europeo. La conformità al GDPR per la gestione dei dati dei clienti è obbligatoria. Il settore cosmetici ha margini interessanti e una domanda stabile.
Quali opportunità nel fashion e-commerce?
Il fashion e-commerce italiano offre opportunità per chi punta su qualità, rapidità di spedizione e reso gratuito. Le nicchie più promettenti includono abbigliamento sostenibile, moda curvy, calzature artigianali e brand indipendenti con forte identità. La concorrenza è alta, quindi la differenziazione è essenziale.
Cosa vendere online per guadagnare velocemente?
I prodotti con alto margine e domanda costante includono integratori alimentari, prodotti per la cura della persona, accessori tech, articoli per animali e prodotti eco-sostenibili. Evita settori saturi come l’elettronica di largo consumo dove i margini sono bassissimi. Il dropshipping può ridurre l’investimento iniziale ma attenzione ai problemi di qualità e gestione resi.